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Osteogenesi
Imperfetta Malattia delle
ossa fragili
AA |
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Indice
ASPETTI GENERALI
Osteogenesi Imperfetta (OI) è una definizione che
comprende un gruppo molto eterogeneo di disordini ereditari del
tessuto connettivo, che hanno come caratteristica comune la
fragilità e deformabilità ossea. A questa si associano poi in
misura variabile altre anomalie dei tessuti extrascheletrici come le
sclere, i denti, la cute, i legamenti. La presenza o meno di
queste manifestazioni e la loro diversa gravità danno luogo ad una
notevole variabilità del quadro clinico: da forme gravissime a forme
moderate o molto lievi, che si manifestano solo con una diminuzione
della resistenza ossea. Si tratta comunque di bambini dalla
costituzione fisica minuta, capo voluminoso, intelligenza normale e
grande capacità di adattamento alla loro infermità.
Fragilità ossea con osteoporosi: rappresenta la
caratteristica comune della sindrome. Ciò comporta fratture
ricorrenti, anche per traumi minimi; la guarigione avviene
rapidamente, ma spesso in maniera viziata, con tendenza a deformità
della colonna vertebrale e degli arti, che possono comunque
incurvarsi e deformarsi progressivamente anche in assenza di
evidenti fratture.
Colorazione blu delle sclere (80-90% dei casi): è
dovuta al loro diminuito spessore, per un minore contenuto in fibre
collagene, con comparsa per trasparenza del colorito nero dei
tessuti sottostanti.
Dentinogenesi imperfetta (10-50% dei casi): i denti
possono essere di colorito bruno- grigiastro e opalescenti ed essere
meno resistenti all'usura e alla carie. I denti da latte sono più
colpiti di quelli permanenti. Dopo l'eruzione lo smalto si scheggia
e la dentina sottostante, non più protetta, si erode rapidamente e
diviene scura. Oltre al danno estetico vi è il problema della
funzionalità masticatoria.
Sordità (40%): si evidenzia in genere a partire dalla
seconda decade ed è più frequente nelle forme lievi (OI tipo I). E'
causata da anomalie strutturali o fratture della catena degli
ossicini che nell'orecchio medio assicurano la trasmissione delle
vibrazioni sonore all'orecchio interno. Ne deriva un quadro clinico
simile a quello dell'otosclerosi, con una sordità di tipo
trasmissivo.
Lassità dei legamenti e della cute: è legata
all'anomalia del collagene che è responsabile della resistenza
meccanica di queste strutture. La lassità articolare è molto
variabile e può causare problemi sotto carico (ginocchia, piedi
).
Deficit staturale: è quasi sempre presente(30-100%).
Può essere lieve (OI tipo I) o estremamente grave (OI tipo III,
60-70 cm ad accrescimento ultimato ) ed è causato dalle deformazioni
delle ossa degli arti, dalla cifoscoliosi della colonna vertebrale e
dallo scarso allungamento dell'osso. Nelle forme moderate lo scarso
sviluppo del tronco è dovuto a schiacciamento delle vertebre, mentre
le deformità degli arti sono secondarie al consolidamento viziato di
fratture o ad incurvamento spontaneo progressivo .
Altre manifestazioni non sempre presenti ma
caratteristiche sono: tendenza alle ecchimosi e lividi per fragilità
capillare, alterazioni della termoregolazione con eccessiva
sudorazione, ipotonia e ipotrofia muscolare, tendenza a formare
cicatrici ipertrofiche, stipsi. Problemi più rari ma possibili:
alterazioni delle valvole cardiache, problemi neurologici e
macrocefalia, disturbi oculari.
CLASSIFICAZIONE E CONTROLLI NEL TEMPO
La classificazione della malattia nelle sue varie
forme è difficile e spesso è necessario seguire l'evoluzione clinica
di un bambino per un certo tempo, prima di poter operare una esatta
classificazione.
Attualmente viene ancora usata la classificazione di
Sillence che divide l'OI in quattro gruppi maggiori (Tipo I, II,
III, IV ), che differiscono per quadro clinico, tipo di
ereditarietà, quadro radiografico e base biochimica del disordine
del tessuto connettivo.
La fase diagnostica e classificativa è importante per
impostare un adeguato follow up ( controllo nel tempo) del paziente
e comprende, in vari momenti e secondo cadenze variabili ma
codificate, uno studio:
- Radiologico, per il controllo dell'evoluzione delle
deformità ossee e della crescita , integrato dalla valutazione
dell'Ortopedico per eventuali indicazioni chirurgiche.
- Familiare, per scoprire altri casi o escludere forme
incomplete passate inosservate. - Genetico, per individuare il tipo
di difetto e di ereditarietà e consentire in alcuni casi
famigliari una diagnosi prenatale
. - Biochimico e molecolare, per individuare il tipo
di difetto nella produzione del collagene, qualitativo o solo
quantitativo.
-Fisiatrico e riabilitativo, deve essere il più
precoce possibile ed è mirato alla prevenzione posturale,
all'attivazione del massimo delle competenze motorie possibili in
rapporto alle eventuali deformità scheletriche e all'età del
bambino, alla rieducazione e riabilitazione dopo interventi
chirurgici, quindi al conseguimento e al mantenimento del maggior
livello di autonomia possibile per ciascuno.
- Otorinolaringoiatrico, completato da test
audiometrici per evidenziare deficit uditivi presenti anche a
livello subclinico.
- Odontoiatrico, anche in assenza di dentinogenesi
imperfetta, per evitare lo sviluppo di infezioni deformità facciali
e malocclusioni (cattivo ingranaggio dei denti fra loro, con
conseguente spostamento delle ossa durante la chiusura della
bocca).
- Oculistico, per escludere eventuali anomalie oculari
associate. - Neurologico, nel caso di macrocefalia o di dilatazione
dei ventricoli cerebrali.
- Funzionalità respiratoria, nei casi di deformità
della gabbia toracica da grave cifoscoliosi della colonna
vertebrale.
- Densitometria ossea, ripetuta nel tempo, specie nei
soggetti sottoposti a qualche terapia medica, per valutare il grado
e l'evoluzione della densità dell'osso. E' opportuno che questi
controlli siano effettuati in Centri dove sia possibile una
afferenza pluridisciplinare e polispecialistica, concentrando il
maggior numero di accertamenti nel più breve tempo possibile (es.
ricovero in Day Hospital). L'afferenza di numerosi pazienti in
Centri Specializzati è utile anche per la raccolta dei dati in modo
omogeneo e in quantità sufficiente per valutare una malattia poco
conosciuta e rara.
CLASSIFICAZIONE SECONDO SILLENCE
| TIPO I |
DOMINANTE A SCLERE BLU
A fragiltà ossea con inizio
delle fratture dopo la nascita, sclere blu, lassità
legamentosa incostante perdita dell'uditoin giovane età
B come A+dentinogenesi
imperfetta |
EREDITARIETA' DOMNANTE |
| TIPO II |
LETALE PERINATALE |
EREDITARIETA' DOMINANTE O RECESSIVA |
| TIPO III |
PROGRESSIVA DEFORMANTE
fratture alla nascita con deformazioni progressive degòi
arti e cifoscoliosi, sclere normali, bassa statura,
dentinogenesi imperfetta comune |
EREDITARIETA' DOMINANTE O RECESSIVA |
| TIPO IV |
DOMINANTE A SCLERE NORMALI
A fragilità ossea lievo o
moderata, fratture postnatali, sclere normali, udito normale,
bassa statura, deformità variabili
B come A+ dentinogenesi
imperfetta |
EREDITARIETA' DOMINANTE |
PROGNOSI
La prognosi della malattia dipende soprattutto dal
grado di fragilità e deformabilità ossea. Nelle forme letali (OI
tipo II) il numero di fratture, specie costali e la deformabilità
del cranio determinano la morte in epoca perinatale.
Nelle forme gravi (OI tipo III e IV) le deformità
della colonna vertebrale e della gabbia toracica espongono al
pericolo di complicanze cardiopolmonari gravi. Il numero delle
fratture e delle deformità condizionano la capacità di raggiungere
l'autonomia.
Nelle forme moderate e lievi (OI tipo I e IV), ma
anche nelle gravi, si riscontra un notevole miglioramento alla
pubertà, con riduzione delle fratture e stabilizzazione delle
deformità.
La fisioterapia, la riabilitazione, gli interventi
chirurgici e i mezzi di ausilio ( busti, tutori, girelli, sedie a
rotelle) devono sempre avere come scopo il miglioramento del livello
di autonomia dell'individuo (puntando sulla grande volontà,
intelligenza e capacità di adattamento di questi soggetti) ma tenere
sempre presenti le effettive potenzialità del singolo.
La situazione può aggravarsi nuovamente nell'età
avanzata. Nelle donne la menopausa può causare una brusca ricaduta
della malattia: utile per rallentare l'osteoporosi in questi casi
(in assenza di altre controindicazioni ) risulta essere una terapia
sostitutiva con estrogeni.
Per quanto riguarda la statura, come già detto, varia
in relazione alla forma clinica e dipende dal numero di fratture e
schiacciamenti dei corpi vertebrali e dalla deformità degli arti
inferiori.
TRATTAMENTO
Alla base dell'OI vi è una alterazione che,
essendo genetica, persisterà per tutta la vita.
E' colpita la sintesi di una proteina di struttura e
non è quindi attualmente possibile una terapia causale, ma solo
sintomatica. Le problematiche variano in rapporto alla gravità
della malattia, ma anche in rapporto all'età . Nel bambino piccolo
il problema principale sta nella prevenzione e nel trattamento delle
fratture e delle infezioni respiratorie. Successivamente
l'obiettivo è quello di prevenire le deformità, migliorare le
capacità fisiche e stimolare quelle intellettuali, per un recupero
dell'individuo ad una vita sociale e produttiva. Fratture: si
presentano anche per traumi minimi, con conseguenti deformità o
incurvamento spontaneo delle ossa. In caso di frattura è decisivo
l'intervento dei genitori, che devono immobilizzare al più presto
l'arto colpito.
E' importante limitare gli accertamenti radiologici e
gli apparecchi gessati (ricorrendo quando possibile a trazioni e
docce, cercando sempre di stimolare la funzione muscolare, per
evitare l'aggravarsi dell'osteoporosi dovuta all'immobilità)
Trattamento chirurgico e riabilitativo: il trattamento
chirurgico ha lo scopo di aiutare il paziente a raggiungere il
massimo grado di autonomia motoria compatibile con la gravità della
malattia. Per coloro che non potranno conquistare la stazione eretta
e la deambulazione, esso sarà comunque utile per prevenire ulteriori
fratture ( così da evitare il dolore e l'immobilizzazione), per
correggere le deformità e per irrobustire gli arti inferiori. La
necessità d'intervento ed il momento della sua effettuazione vengono
verificati e decisi all'interno dell'équipe specialistica. Il
momento chirurgico si inquadra, infatti, in un cammino più ampio,
che comprende la valutazione pediatrica, anestesiologica, il
trattamento riabilitativo ed il supporto psicologico per il paziente
e la sua famiglia. L'impianto di chiodi endomidollari alle ossa
lunghe può essere eseguito con un infibulo (barra metallica
collocata all'interno dell'osso nel canale midollare) non
estensibile e fisso, di più semplice inserimento, ma che, non
seguendo l'osso nel suo accrescimento, richiede frequenti
sostituzioni; o telescopico, che si allunga assecondando
l'accrescimento osseo sino a quasi il doppio della lunghezza
iniziale ( ha quindi una durata maggiore, anche se la tecnica
chirurgica è più complessa e richiede di ancorare le due parti del
chiodo alle estremità dell'osso) .
Il trattamento riabilitativo, che favorisce lo
sviluppo neuromotorio del bambino, deve essere precoce: precedere e
seguire ogni intervento chirurgico. Deve essere mirato inoltre alle
effettive capacità ed esigenze del bambino, ricordando che il
livello di autonomia motoria è a volte inferiore alle potenzialità
del paziente e condizionato dalla paura del rischio-frattura e dal
dolore. Di grande utilità sono l'attività in piscina e la
rieducazione respiratoria.
Terapia farmacologica o genica: non esistono
attualmente farmaci in grado di correggere il difetto che sta alla
base della malattia. Si spera in un futuro di poter intervenire
direttamente sul gene mutato, per poterlo tagliare o sostituire
prima che trascriva l'errore. Sono in corso studi sperimentali, in
casi selezionati, con l'hGH ( ormone della crescita ) e con i
Difosfonati ( farmaci già usati con successo nel trattamento
dell'osteoporosi ).
GENETICA E BIOCHIMICA
L'OI è una malattia a carico dei tessuti
connettivi, la cui causa è un difetto nella produzione del
collagene.
Il collagene ha una funzione strutturale: esso dà
resistenza e sostegno, formando l'impalcatura dei tessuti connettivi
( presenti nell'osso, pelle, tendini, legamenti, vasi sanguigni,
ecc). Esso è una proteina: la sua struttura è data da tre lunghe
catene, chiamate alfa , avvolte strettamente l'una all'altra per
dare stabilità e resistenza. Le sue fibre vengono così ad avere una
forma simile a una robusta corda a tre capi: si parla di tripla
elica , in cui due catene sono uguali fra loro (catene alfa 1)
mentre la terza è diversa ( catena alfa 2). Le catene alfa sono
costituite da più di 1000 aminoacidi ( piccoli "mattoni" che
legandosi in successione formano le proteine ). Nell'OI vi è un
errore nell'informazione contenuta nel gene che codifica la
produzione di una catena alfa. L'anomalia di una catena viene
amplificata, coinvolgendo l'intera tripla elica. La gravità della
malattia dipende dal tipo di errore genetico e dall'anomalia che
esso comporta nella struttura della proteina. In alcuni pazienti non
è dimostrabile un'anomalia del collagene (difetto qualitativo), ma
solo una marcata riduzione della sua produzione ( difetto
quantitativo).
Le malattie genetiche sono dovute a delle mutazioni (
cambiamenti casuali) nel codice genetico del DNA, di cui ciascuna
cellula conserva e propaga l'informazione.
La causa dell'OI è una mutazione in uno dei due geni (
sequenze di DNA) che codificano la sintesi delle catene alfa 1 e
alfa 2 del collagene di tipo I. Una mutazione che comporti la
sostituzione anche solo di una lettera del codice genetico può
causare la sintesi di una catena difettosa, producendo un effetto
simile a quello di una smagliatura in una fune a tre capi:
l'indebolimento del collagene tipo I causa la fragilità ossea. La
gravità del quadro clinico dipende dalla natura della mutazione e
dalla sua posizione all'interno del gene e questo spiega l'estrema
variabilità di espressione della malattia.
Ereditarietà Le mutazioni genetiche sono eventi
casuali e rari che comportano una variazione nella sequenza del DNA;
esse diventano ereditarie quando sono presenti nei cromosomi e
quindi trasmesse dai genitori ai figli. Ciascun gene che codifica
un' informazione è presente in due copie, una di origine paterna e
una materna.
Dobbiamo distinguere casi sporadici, in cui è presente
un solo individuo in una famiglia e casi familiari. Casi Sporadici:
sono in genere da attribuirsi ad una nuova mutazione avvenuta in una
cellula germinale di un genitore sano. In questo caso la mutazione
si manifesta solo nell'individuo affetto, nel quale tutte le cellule
porteranno la mutazione. Gli stessi genitori, programmando nuove
gravidanze vanno incontro ad un rischio d' incorrere nuovamente in
un evento analogo del 3-5%.
Casi Familiari: l'OI nelle forme meno gravi (tipo I e
IV ) si può trovare in generazioni successive all'interno di una
famiglia . Vi è un primo individuo affetto da OI, figlio di genitori
sani, in cui la malattia è il risultato di una nuova mutazione: da
quell'individuo l'OI può essere trasmessa ai figli con una
probabilità del 50%. Essendo il gene dominante, non esiste il
portatore sano: se il figlio eredita il gene normale sarà sano e non
correrà il rischio di trasmettere ai suoi discendenti la mutazione;
se invece erediterà il gene difettoso, sarà anch'egli affetto ed
avrà a sua volta la probabilità del 50% di trasmettere lo stesso
gene ai suoi figli.
All'interno di una stessa famiglia vi può essere una
certa variabilità nelle manifestazioni della malattia (numero e
gravità delle fratture). Diagnosi genetica: l'analisi
genetico-molecolare dell'OI può essere effettuata nelle famiglie ove
compaiono più membri affetti, attraverso un prelievo di sangue.
COME AFFRONTARE L'OSTEOGENESI IMPERFETTA
La notizia di aver avuto un figlio affetto da un
handicap grave prende alla sprovvista i genitori che sono preda di
sentimenti contrastanti: non si sentono in grado di affrontare la
nuova situazione, cercano di negare l'evidenza o addirittura si
aspettano un miracolo.
L'incredulità iniziale lascia il posto a sentimenti di
colpa, alla sensazione d' impotenza, alla paura del contatto con il
bambino: è necessario riorganizzare la propria vita.
Entrambi i genitori devono suddividersi il peso della
cura del bambino, dato che è un lavoro decisamente troppo pesante da
assolvere da soli.
Se possibile, è utile farsi aiutare da parenti o amici
per poter trovare del tempo per la vita di coppia, per qualche
momento di relax e affinché gli altri figli non si sentano
trascurati o messi in disparte.
E' indispensabile informarsi sulla malattia, sulle
necessità del bambino e su ciò che ci si deve aspettare. I
miglioramenti di ordine sociale devono cominciare dalla famiglia.
Bisogna incoraggiare il bambino a partecipare ad attività esterne,
ad avvenimenti pubblici, a giocare con gli altri, perché possa avere
fiducia in se stesso e nelle sue capacità, in modo che abbia
un'immagine di sé inserita nella società. Il primo passo verso
l'autonomia del bambino consiste nell'aiutarlo ad assumere un ruolo
attivo e non passivo in seno alla famiglia stessa.
E' difficile per i genitori spingere il bambino
all'autonomia, per la preoccupazione di quanto possa accadergli nel
tentativo di partecipare alla vita dei suoi coetanei. Si rischia
quindi inconsciamente di rendere immaturo il bambino, lodando i
comportamenti dipendenti e non i tentativi di autonomia, che
richiedono maggior sforzo e coraggio.
E' importante sviluppare il più possibile le facoltà
intellettive e sociali. E' quindi fondamentale una buona educazione:
i bambini con OI hanno un' intelligenza normale, anche se, per
problemi motori, possono avere problemi di apprendimento. I genitori
devono conoscere i servizi che la scuola ha l'obbligo di offrire. Il
successo nello studio può compensare i problemi fisici e aiutare il
bambino a prepararsi ad una vita produttiva. Molto utile può
risultare un test attitudinale, per identificare quegli interessi
che possono essere assecondati ed esaltati e quelle deficienze che
possono essere superate o accettate. Mete ed aspettative realistiche
aiuteranno il bambino a esprimere il massimo delle sue capacità.
Il bambino affetto da OI ha le stesse necessità degli
altri di giocare, chiacchierare, parlare e ridere. L'esplorazione
dell'ambiente che lo circonda è molto importante per ogni piccolo.
Appena è in grado di muoversi, il bambino cerca di conoscere ciò che
lo circonda rotolandosi su se stesso. Se la sua fragilità glielo
impedisce, lo si può aiutare nei suoi movimenti cercando di tenerlo
sempre in modo che possa vedere intorno a sé. Intorno ai tre anni il
bambino acquista interesse per ciò che sta al di fuori della sua
casa: sono di grande aiuto in questo periodo speciali tricicli o
passeggini.
Se il bambino non è in grado di camminare, è
importante che i genitori eliminino al più presto il passeggino e
passino ad una sedia a rotelle, in modo che non si senta ridicolo
quando dovrà andare a scuola.
Alcune difficoltà di movimento inibiscono
l'adolescente nelle sue relazioni con altri ragazzi, la menomazione
fisica può inoltre creare problemi nel vedersi o nell'essere visto
come maschio o femmina. Una serena e apertadiscussione sul problema
della sessualità deve essere favorita all'interno della famiglia.
Il Ricovero in ospedale: il ricovero vuol dire
cambiamento di ambiente, interruzione della routine quotidiana,
spesso dolore e può essere causa di grande tensione per tutta la
famiglia. Se il ricovero è programmato, è importante preparare il
bambino che abbia più di 4-5 anni. In caso di ricovero urgente,
invece, il bambino ha bisogno di sapere che cosa gli sta succedendo:
cercate di rassicurarlo e di dominare la vostra apprensione. Il modo
migliore per metterlo al corrente di quello che dovrà subire è di
essere sinceri nelle spiegazioni. La sorpresa ha un effetto
deleterio e diminuisce la fiducia del bambino nei vostri confronti.
La vostra tranquillità nell'affrontare gli eventi
rassicurerà anche il bambino, che in genere, quando si accorge che
anche i genitori sono sconvolti per i problemi della sua malattia,
si sente responsabile e in colpa.
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