INDICE:
- Vivere l'O.I. come genitori con figli affetti: le testimonianze di un confronto.
In prima persona: le riflessioni di un papà.
- Relazione di coppia, affetto e sessualità vissuta: i risultati di un confronto di gruppo tra donne e ragazze affette da O.I.
- Sessualità e Osteogenesi Imperfetta: consapevolezza e libertà obiettivo per ognuno. L'O.I. non è, né deve essere un impedimento allo sviluppo della sessualità individuale e di coppia: un passo fondamentale per ogni persona.
Sessualità e O.I.: domande e risposte.
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Vivere l'O.I. come genitori con figli affetti: le testimonianze di un confronto.
Una delle ipotesi teoriche sul quale abbiamo impostato il lavoro di venerdì è quella che descrive l'uomo come essere sociale e relazionale. Ciò significa che, per sopravvivere all'inizio della vita e per svilupparsi raggiungendo e superando tutte le tappe evolutive del ciclo di vita, l'uomo necessita di crescere in una pluralità di contesti relazionali significativi.
Dapprima il contesto più importante è la relazione instaurata con mamma e papà, inseguito il bambino inizierà a tessere relazioni con gli altri membri della famiglia estesa come nonni, zii, cuginetti. Crescendo diventerà essenziale anche il confronto e le relazioni (amicali e sentimentali) sviluppate all'interno del gruppo dei pari, notevolmente rilevante, insieme ai primi contesti citati, per la formazione dell'identità.
Per poter mettere in una condizione favorevole bambini e ragazzi con O.I. di poter utilizzare le loro innate competenze in contesti relazioni diversi, è fondamentale il ruolo svolto dai genitori di sapersi confrontare con la patologia soprattutto nella concretezza costituita da limitazioni e possibilità. Abbiamo quindi delineato il concetto di limitazione come qualche cosa di imposto talvolta dalla patologia stessa ma che non deve mai coincidere con il concetto di identità. Nel gruppo però si è preferito porre l'accento sul concetto di possibilità, di cui i sinonimi sono capacità, opportunità, attitudini. Successivamente abbiamo cercato di definire in poche parole il significato dell'essere genitore. Sono emersi concetti quali: istruire, proteggere, fare da sponda, rassicurare, aiutare.
Ciascuno di essi può essere applicato alla necessità, per i bambini e i ragazzi con O.I., di comprendere sin dalla più tenera età, quali siano le limitazioni imposte dalla patologia, ma soprattutto quale sia il ventaglio di possibilità che trascende tali limitazioni. Per meglio comprendere il ruolo dei genitori in questo faticoso altalenare tra limitazioni e possibilità , abbiamo introdotto il concetto di specchio, non quello di vetro, bensì quello costituito dagli occhi stessi dei genitori, primo e principale specchio nel quale i figli ritroveranno la propria immagine riflessa. Ed è proprio grazie ad essa, insieme al costante ed impegnativo lavoro dei genitori, che si declina in: istruire i figli su cosa possono fare, su come farlo e su cosa la patologa non consente loro di fare; proteggere nel senso di mettere nella condizione il figlio di affrontare la vita ben equipaggiato, consentendogli di sperimentare e sperimentarsi; rassicurare e aiutare i ragazzi ad affrontare sfide e fallimenti che sono propri del processo di crescita, che questi ragazzi andranno nel mondo.
Così i genitori potranno svolgere il compito principale a loro assegnato: far crescere i figli e permettere loro di crescere, essendo consapevoli di essere sempre il punto di riferimento fondamentale anche quando, crescendo, cambiano tra genitori e figli le modalità di relazione.
Infine vorrei concludere questa relazione assolutamente non esaustiva rispetto ai contenuti di alto valore umano emersi nel gruppo e che ho avuto il privilegio di accogliere, con la frase di una mamma: IL DOLORE DI UNA FRATTURA PASSA, LA VITA NON DEVE PASSARE, DEVE ESSERE VISSUTA.
Relazione di Federica Trivelli, Psicologa, durante il XXIV Convegno di As.It.O.I. Onlus - Anno 2008
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In prima Persona: la riflessione di un papà
Cosa permettere al proprio figlio e cosa invece dovergli impedire perché troppo pericoloso é il dilemma che travolge ogni coppia di genitori di un bambino affetto da osteogenesi imperfetta.
All'inizio prevale la paura. D'altronde la sofferenza che dà il sentir piangere un bambino, il pianto inconsolabile del bimbo che ha dolore, che soffre, è terribile. Come è terribile il non riuscire a capire cosa stia succedendo, cosa provochi questo dolore, quale possa essere il rimedio. Ci si ritrova in balia della propria inutilità.
E' ovvio che in queste condizioni il comportamento del genitore diventi iperprotettivo. Si tende a sostituirsi in tutto e per tutto al proprio figlio, tentando di impedirgli qualsiasi movimento, limitando ogni spostamento, per la paura che anche la più piccola delle disattenzioni possa provocare dolore.
Solo con il passare del tempo si arriva a capire che il tentativo di limitare il dolore significa togliere "pezzi" di vita e rallentare quel percorso di crescita che si attua solo vivendo in prima persona quelle esperienze che lo aiuteranno a diventare una persona adulta.
E' infatti a questo punto, come mi insegnano le esperienze mie e di altri genitori, che emerge la vera natura del bambino prima e del ragazzo poi che vuole con tutte le sue forze vivere a pieno la propria vita, riempirla di tutte le emozioni, le fatiche, i successi ed i fallimenti che questa può dare, a dispetto delle difficoltà che minano ogni passo.
È grande la soddisfazione che si prova ogni volta che si incontra una persona con O.I., ragazzo grande o adulto, nel vedere come affronta con forza ed entusiasmo le difficoltà. Si pensi a persone che nonostante abbiano passato molti anni della propria vita soffrendo, vivendo lunghi periodi di immobilità, con la paura del dolore, del medico, dell'intervento chirurgico, riescono ad intraprendere le attività più impegnative (studio, lavoro, sport, teatro, ecc.) con il più incredibile entusiasmo, con la tenacia e la giusta cocciutaggine che contraddistingue la maggior parte degli O.I.
Sergio Muratore (papà)
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Relazione di coppia, affetto e sessualità vissuta: i risultati di un confronto di gruppo tra donne e ragazze affette da O.I..
Qui di seguito la relazione della psicologa Alessandra Ciliberti, moderatrice di un gruppo di sole donne che hanno discusso, durante il Convegno As.It.O.I. 2008, sulle possibili problematiche relazionali e sessuali legate all'Isteogenesi Imperfetta.
Pubblicata in una versione abbreviata sul Notiziario As.It.O.I. di settembre 2008, la relazione è qui presentata in forma integrale.
Anche se trattati dal punto di vista femminile, molti aspetti emersi sono comuni a ogni persona che, affetta da O.I., ha vissuto o vive una relazione affettiva.
"Vivere, comporta l'elaborazione di un lutto, quello di un'immagine di sè, per investirne poi un'altra pur restando se stessi; comporta quindi accettare una crisi permanente di identità"
L. Ploton, ( 2003)
Nel pomeriggio di venerdì 23 maggio il programma del Convegno ha previsto l'organizzazione di tavole rotonde sul tema "Osteogenesi Imperfetta e sessualità".
Una breve presentazione personale dei numerosi partecipanti, avvenuta nella sala principale, durante il gruppo tenuto dalla dott.ssa Caterina Donati, dopo l'apertura del convegno, ha dato il via ai lavori. Divisi in due gruppi, uno di sole donne e il secondo di soli uomini, ci si è recati al piano terra dell'Hotel Congress, sede del convegno, per poter usufruire di spazi riservati. Il nostro obiettivo era poter focalizzare l'attenzione su stimoli, riflessioni e pensieri che, un tema come la sessualità fa emergere.
La scelta di organizzare un gruppo di sole donne é stata fatta per permettere a tutte di potersi esprimere e confrontare con maggiore libertà su problematiche avvertite come delicate, personali.
La presenza di donne di differente età ed esperienza, single o in coppia, ha inoltre arricchito le considerazioni del gruppo.
Parlare di sessualità in modo libero e con naturalità non é in se semplice ma, probabilmente, la decisione spontanea di prendere posto in sala in forma di cerchio, ha poi avuto come merito il permettere la messa in campo di pensieri, vissuti, sentimenti, timori coi quali confrontarsi, vis a vis.
Ci siamo così ritrovate in una sorta di danza corale, nella quale ognuna ha presentato se stessa col proprio ritmo e stile, con i propri passi ma anche con il proprio silenzio.
Siamo partite dalla considerazione di quanto sia importante, per sviluppare una sessualità serena ed equilibrata, la costruzione di un identità corporea, che comprenda la consapevolezza di sé e dei propri limiti, tema trattato nel gruppo precedente, condotto dalla dottoressa Donati.
La domanda iniziale, dalla quale il gruppo é partito con le proprie riflessioni é stata: "cosa significa vivere in un corpo femminile affetto da O.I.?"
Abbiamo riflettuto sulle caratteristiche (limiti e possibilità) che il corpo presenta e, non dimentichiamolo mai, il corpo sessuato, come ci ricordano i fiocchi rosa o azzurri con i quali è prassi, nella nostra cultura, annunciare che "Elisa o Edoardo" occupano un posto nel mondo, anche con il loro essere bimba o bimbo.
Il corpo affetto da O.I è fragile, più piccolo della media e, per alcune donne presenti al gruppo, ciò è fonte di rivendicazione della propria unicità . Tale unicità, talvolta, é stata così affermata con forza, da far pensare alla grande fatica, forse ancora in corso, fatta per accettare la propria immagine corporea.
L'attenzione alla fatica personale, alla curiosità di avvicinare sé stessi ed il proprio essere, sia fisico che psicologico, ha dato il "la" anche ad altre voci per poter dire la propria ed esprimere la propria difficoltà in questo cammino continuo, che prevede fermate e nuove partenze, con vissuti di frustrazione, speranza e dolore. L'accettazione di sé, delle proprie limitazioni e delle proprie risorse, è un tema complesso ed ognuna ha potuto in qualche modo riconoscersi in un punto di un cammino personalissimo di un processo continuo.
Per qualche donna, lo sguardo dell'altro è un macigno che grava sul suo corpo delicato, per altre è motivo di ribellione a quelli che sono ormai considerati, dalla nostra società i parametri medi e futili della "bellezza" per altre, il proprio corpo esprime l'essere al mondo e, in quanto tale, compagno di vita nel bene e nel male, accettato come parte di sé.
L'introduzione dell'argomento della sessualità ha provocato diversi movimenti nel gruppo: alcune ne hanno parlato liberamente come un aspetto dell'essere donna, altre ne hanno messo in luce le difficoltà a livello personale e nella condivisione con l'altro sesso, altre ancora, con un silenzio carico di partecipazione, hanno saputo condividere, pur senza parole, qualcosa forse, di non ancora pensabile e dicibile e a se stesse, oltre che all'altro.
E' stato importante definire il desiderio sessuale come qualcosa di naturale, fisico ma anche molto legato alla psiche, al sentimento, alla relazione. E' stata più volte sottolineata l'importanza della sessualità condivisa come un coronamento di una relazione affettiva stabile, fonte di stima e di amore reciproco.
Nei timidi tentativi di mettere sul campo le problematiche relative alla sessualità, sono stati discussi anche argomenti di ordine "tecnico" connessi alle maggiori difficoltà di movimento e al rischio di fratture durante l'atto sessuale. E' emerso come spesso sia la paura di potersi fare male, a bloccare la spontaneità dello stare insieme, con il proprio partner. A questo proposito, si è potuto evidenziare, sulla base della propria esperienza, come, al di là di seppur consigliate posizioni fisiche atte a non far gravare il peso dell'uno sul corpo del partner, ogni coppia trovi, per prove, un proprio ottimale equilibrio per poter stare insieme, sia a livello sessuale che, naturalmente, relazionale.
Si è voluto mettere anche in evidenza inoltre, come l'equilibrio sessuale non si esaurisca nel "modo meno traumatico e piacevole" per la penetrazione, ma come la sessualità stessa includa la sensualità dello stare insieme, dell'accarezzarsi, del farsi le coccole, un generale benessere nello stare insieme, che non necessariamente include l'atto penetrativo.
Nel corso della seconda parte del gruppo sono emerse importanti riflessioni sul ruolo che lo stile di allevamento della famiglia di origine gioca sulla libertà, per ognuno, di accedere alla propria sessualità. Ci sono casi in cui i genitori facilitano l'incontro con il mondo eterosessuale ed extrafamiliare da parte del proprio figlio che cresce, riconoscendogli uno spazio privato del sé maschile o femminile.
Ci sono altri casi in cui il timore che il figlio o la figlia si possa "fare male", non solo a livello fisico ma anche a livello psicologico, porta i genitori a considerarli ancora piccoli, da proteggere. In questo caso la protezione amorevole può diventare timoroso abbraccio che trattiene e contribuisce a non vedere nel figlio, l'uomo o la donna che, dopo l'adolescenza, è diventato.
Questa riflessione ha richiamato nelle partecipanti al gruppo, il valore del legame esistente tra autonomia e dipendenza, protezione e controllo anche in altre dimensioni della vita e si è convenuto come, anche nei rapporti genitori-figli, sia necessario trovare un equilibrio ottimale tra il proteggere e l'incoraggiare, tra il lasciare andare e lo stare, un pò defilato a guardare da lontano il figlio che cresce.
La ricerca di un "equilibrio" affettivo, sia a livello personale che relazionale è, tuttavia, rappresentabile, per ognuno di noi come un cammino che continua per tutta la vita, nel quale non ci si può mai dire "arrivati". Cambiamenti e nuove acquisizioni di armonie, blocchi e sofferenze per la perdita di uno stato precedente, così come la serenità per un nuovo stato raggiunto, sono le prove che incontriamo su questo personale percorso ed è bene poterselo riconoscere e condividerlo anche con gli altri.
I temi personali del desiderio, del cambiamento del corpo, delle emozioni, del dolore, dell'accettazione del vincolo che diventa, se valorizzato, possibilità (Ceruti, 1986) e del tempo che tutto questo richiede a livello psicologico hanno trovato uno spazio privato ma condiviso nel piccolo gruppo che ha messo in moto riflessioni, iniziate durante il Convegno di Pesaro ma che poi ognuno, ha portato con sè, nella propria valigia, nella propria vita. E a tal proposito, numerose sono state, sia durante il Convegno che in seguito, le richieste di confronto, le domande, gli apprezzamenti che sia i genitori che i figli hanno rivolto alla organizzazione del Convegno che ha avuto la "temerarietà" ormai non più prorogabile,di introdurre il tema della sessualità.
Le riflessioni condivise venerdì 23 pomeriggio, hanno poi permesso una più proficua partecipazione dei partecipanti alla giornata del 24 maggio, nella quale uno dei contributi è stato "Aspetti medici e psicologici della sessualità nelle persone affette da O.I." di Mombelli, Venturi e Ciliberti.
Relazione di Alessandra Ciliberti, psicologa, moderatrice del gruppo per sole donne che si è incontrato durante il XXIV Convegno di As.It.O.I. Onlus - Anno 2008
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Sessualità e Osteogenesi Imperfetta: consapevolezza e libertà obiettivo per ognuno. L'O.I. non è, né deve essere un impedimento allo sviluppo della sessualità individuale e di coppia: un passo fondamentale per ogni persona.
L'Osteogenesi Imperfetta non provoca, di per sé, di norma, disturbi di natura sessuale: problemi possono essere tuttavia riscontrati da persone affette da questa patologia, dovuti qualche volta alla stessa O.I., ma più di frequente a fattori ambientali o personali.
Le persone con osteogenesi imperfetta, poi, possono presentare problematiche spesso del tutto simili a quelli di persone non affette da osteogenesi imperfetta.
L'ambiente può suggerire tutta una serie di pregiudizi che possono rendere più difficile lo sviluppo sessuale di un individuo affetto da O.I.: l'atteggiamento verso l'handicap, i legami talvolta simbiotici verso i familiari, carenze dello sviluppo psichico dovute, per esempio, ad eccessivo isolamento, oppure introversione e timidezza dell'individuo stesso possono essere cause di problemi di natura sessuale.
Gli stessi impedimenti, vissuti dal punto di vista dell'individuo, possono essere fonte di problemi sessuali: così l'attaccamento alla protezione familiare e materna, il ritiro sociale attuato a causa della patologia, o pregiudizi di tipo culturale e riguardo la propria identità, possono inibire una normale evoluzione della sessualità individuale.
L'osteogenesi imperfetta stessa può causare alcuni impedimenti, dovuti per lo più a difficoltà di movimento e agilità, a periodi di isolamento per cure mediche, assenza di esperienza nella masturbazione per mancanza di privacy o inibizione psicologica, o, in rari o rarissimi casi, danni neurologici causati da fratture e, nelle donne, problemi al pavimento pelvico, con difficoltà di perforazione dell'imene o rarissimi problemi di abitabilità vaginale dovuti ad un addome ristretto e poco sviluppato.
In generale, tuttavia, non esistono impedimenti che a priori rendano vana la ricerca di uno sviluppo della sessualità e di una soddisfazione sessuale negli individui, maschi o femmine, colpiti da osteogenesi imperfetta.
Si tratta per lo più di maturare una consapevolezza di sé, sia come individui, sia in una prospettiva di coppia, il cui raggiungimento è un compito comune anche agli individui e alle coppie che non si devono misurare con il disagio dell'handicap.
Per questo é utile ricordare alcuni aspetti generali dello sviluppo individuale e sessuale, e analizzarne alcune caratteristiche, comuni a ogni individuo.
Il percorso di sviluppo personale e la costruzione della propria identità si svolgono durante TUTTA la vita della persona. Si tratta di un percorso costellato di eventi critici, che chiamano l'individuo a svolgere specifici compiti di sviluppo.
La sessualità rientra all'interno di questi compiti di sviluppo. E' durante l'adolescenza, quando emergono le spinte sessuali, che comincia il percorso della ricerca dell'identità sessuale: lo sviluppo sessuale ha il fine di raggiungere quell'autonomia e quella consapevolezza tali da maturare nell'individuo una sintesi tra tenerezza e sessualità e costituire così la propria identità sessuale.
I bisogni che spingono alla sessualità non sono soltanto di natura fisica, ma investono la sfera affettiva, nonché la necessità di proiettare la propria individualità nel futuro.
Le componenti della vita sessuale, sono l'Identità Sessuale, la Funzione Sessuale, la Relazione Sessuale e la Soddisfazione Sessuale.
Senza entrare troppo nello specifico, possiamo affermare che ogni fase della vita sessuale è costituita da pulsioni biologiche, ma anche da un dettato psicologico e sociale che l'individuo accoglie e rielabora in se stesso.
Per una definizione più accurata di queste fasi rimandiamo alle slides presenti sul sito www.flaviomombelli.it, dove è possibile leggere la presentazione integrale svolta durante il convegno di Pesaro.
Ma cos'è un problema sessuale? In generale, un problema sessuale non può essere definito dagli altri, ma è qualcosa che si sperimenta personalmente e di cui solo personalmente si può definire la natura specifica.
La sessualità è una sfera molto più ampia del solo atto sessuale, della "prestazione", ma rappresenta un aspetto fondamentale per costruire pienamente un individuo. I fattori che impediscono un normale sviluppo della sfera sessuale possono impedire l'armonico sviluppo della persona e, in generale, impedire ad essa di gestire appieno la propria libertà di individuo e di essere umano.
Le persone colpite da osteogenesi imperfetta, che in alcuni casi hanno sperimentato il peso e la solitudine di un impedimento forte come la malattia, non possono accettare che la loro libertà possa essere ulteriormente limitata anche da questo genere di problematiche.
Articolo a cura della redazione, tratto dalla relazione del Prof. Flavio Mombelli, Psicologo e Psicoretapeuta, al XXV Convegno As.It.O.I. Onlus - Anno 2008
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Sessualità e O.I.: domande e risposte.
Paure e dubbi, ma anche conquiste e scoperte: la sessualità è una dimensione complessa, frastagliata, non priva di interrogativi per chiunque si accinga a viverla o già la viva all'interno della propria identità di persona.
Qui di seguito alcune domande emerse, da uomini e donne, ragazzi e ragazze, che sollevano dubbi e perplessità sulla sfera della sessualità talvolta comuni anche a chi non è affetto da O.I., ma a cui la patologia aggiunge una sfumatura in più di incredulità, timidezza, pudore, mai del tutto giustificati. Abbiamo raccolto questi interrogativi e li abbiamo girati ad esperti, per tentare di fornire risposte il più possibile esaustive, senza la pretesa di aver esaurito l'argomento attraverso di esse.
Alle domande hanno risposto Alessandra Ciliberti alessandraciliberti@hotmail.com e Chiara Venturi venturi.chiara@fastwebnet.it, con la cortese collaborazione e supervisione del Dott. Flavio Mombelli, specialista in psicoterapia, www.flaviomombelli.it.
Risposte di Alessandra Ciliberti, psicologa.
1. Avere un rapporto completo, per noi donne con Osteogenesi Imperfetta, che abbiamo un fisico tanto fragile, cosa comporta? Quali conseguenze ci potrebbero essere, data la conformazione dell'apparato scheletrico?
L'Osteogenesi Imperfetta espone la persona che ne è affetta ad una maggiore probabilità di riportare fratture, anche a seguito di traumi di lieve entità.
Come è noto, durante il rapporto sessuale completo, che prevede la penetrazione della vagina, il rischio di riportare fratture alle ossa aumenta anche a causa dell'assunzione di particolari posizioni come il far leva su polsi o ginocchia o lo schiacciamento corporeo.
Di conseguenza, ti suggerisco di consultare un medico specialista per gli aspetti riguardanti la tua conformazione ossea e per ottenere informazioni più dettagliate dal punto di vista medico.
Oltre a ciò, durante il rapporto sessuale completo, anche la sola paura di potersi fare male o fare male al partner, se affetto da O.I., può comportare il blocco della spontaneità e della naturalezza nello stare insieme.
2. Quali sono le posizioni per uomini o donne affette da O.I. consigliate nel rapporto sessuale per evitare rischi e fratture, sia nel caso che siano entrambi affetti dalla malattia sia che lo sia solo uno dei due?
Per quanto riguarda il rapporto sessuale completo, è importante che la coppia sperimenti delle posizioni che facilitino la penetrazione e che non comportino il gravare del peso corporeo dell'uno sull'altro, considerando anche l'utilità di arrivare, per prove, a stabilire la posizione più adatta per entrambi, in relazione al proprio piacere e al grado di fragilità ossea di ognuno.
Ti consiglio, per quanto riguarda il rischio di fratture ossee durante il rapporto sessuale, di consultare il tuo medico.
Tuttavia, mi sembra opportuno sottolineare, come, oltre al rapporto sessuale completo, esistano tanti modi di vivere la sessualità nella coppia, purchè ci sia accordo e rispetto reciproco.
Sono l'intimità e la complicità provate nello stare a contatto del proprio partner che producono quel benessere così intenso che viene chiamato piacere.
L'O.I. non limita la possibilità di farsi le coccole, di accarezzarsi, di fare il bagno insieme, di massaggiare con unguenti il corpo del partner o di dare e provare piacere con carezze intime.
Per ogni coppia, anche nella sfera sessuale, è fondamentale trovare un proprio ottimale equilibrio, caratterizzato dal piacere reciproco e dall'attenzione al grado di fragilità ossea di ognuno.
3. Sono una ragazza, mi domandavo questo: è possibile che un'eventuale ridotta distanza tra le ossa pelviche possa impedire, o comunque rendere difficile, la penetrazione? O è più probabile che sia semplicemente la tensione del momento e la rigidità muscolare a creare difficoltà? Radiografie e una visita ginecologica, possono verificare il problema?
Sicuramente gli esami e le indagini cliniche ti possono dare le informazioni per chiarire i tuoi dubbi e conoscere meglio il tuo corpo.
Il consulto di un medico specialista può aiutarti, inoltre, a riflettere sull'eventuale componente emotiva e psicologica di possibili difficoltà sessuali.
4. Ho capito che per me è impossibile avere un rapporto con una ragazza, oltre l'amicizia non posso aspettarmi altro. L'unica consolazione è il cyber-sex e così alimento le mie fantasie masturbatorie "chattando" con sconosciute ed usando la web-cam. Mi illudo di fare sesso aggrappandomi alle frasi scritte da non si sa chi e alle immagini di un corpo che mai toccherò. Questo può provocarmi problemi psicologici o sessuali a lungo andare?
Parlare e contattarsi attraverso il computer è meno coinvolgente che incontrarsi di persona e l'anonimato favorisce l'espressione libera delle proprie fantasie e dei propri desideri.
Non ritengo che il cyber sex in sè possa essere la causa diretta di problemi psicologici o sessuali, considerando sempre attentamente i concetti di libertà personale, di consenso e rispetto reciproco.
Tuttavia, credo che meritino la nostra attenzione i motivi che ti portano a praticare il sesso virtuale.
Se, da come leggo nelle tue parole, il cyber sex è diventato il modo esclusivo in cui vivi la sessualità e la relazione con una donna, mi chiederei come mai è successo questo, come mai pensi che sia "impossibile avere un rapporto con una ragazza".
Riflettendo sulle tue motivazioni profonde, potremmo anche pensare che l'abitudine al sesso virtuale possa essere una sorta di "rifugio protettivo" per la paura di metterti in gioco nelle relazioni, aprendoti a nuovi incontri.
5. Una masturbazione abbastanza frequente potrebbe provocare durante il sesso "vero", orgasmi molto precoci o altri problemi?
La masturbazione è considerata, soprattutto in adolescenza, una pratica fisiologica, utile ad approfondire la conoscenza del proprio corpo.
In letteratura, non ci sono prove che dimostrino la masturbazione frequente come dannosa per l'organismo.
Tuttavia, è sempre bene poter approfondire le motivazioni che ti portano a praticarla.
L'abitudine a masturbarsi e a provare piacere sessuale "da soli" potrebbe avere, come conseguenza, un minore interesse per i rapporti sessuali e questo portare ad eventuali difficoltà relazionali e sessuali nella coppia.
Se si verificano "orgasmi molto precoci" può esserti d'aiuto il consulto con un medico specialista il quale potrà anche chiarire con te l'eventuale origine psicologica di questi eventi.
6. Sono una donna, pratico la masturbazione con appositi attrezzi, se così possiamo chiamarli. Volevo sapere se ciò potrebbe procurarmi conseguenza nel tempo.
Escludendo qualsiasi "attrezzo" o pratica che possa essere pericolosa o nociva per accrescere il piacere sessuale, non esistono dati in letteratura che dimostrino come l'orgasmo raggiunto attraverso la masturbazione, con o senza oggetti, sia dannoso all'organismo.
E' bene però, considerare un'importante distinzione tra chi utilizza questi accessori quando lo desidera e/o in accordo con il partner, e chi vi ricorre poichè è l'unico modo per soddisfare il proprio desiderio sessuale.
In quest'ultimo caso è infatti l'esclusività del piacere tratto individualmente dall'uso degli oggetti che può essere fonte di difficoltà nel rapporto di coppia, a livello relazionale e sessuale.
7. Ho avuto una storia con un uomo più grande di me, quando eravamo nell'intimità mi disse "non mi toccare", mi sentii un mostro, e da allora mi sento bloccata, non riesco ad avere rapporti di nessun genere a livello fisico, che cosa posso fare?
La sessualità è una dimensione legata anche al piacere di essere oggetto e soggetto di desiderio nella relazione con un'altra persona. Proprio perchè siamo contemporaneamente esposti e coinvolti nella nostra intimità con l'altro, possono verificarsi eventi che ci rendono molto felici o, all'opposto, che ci feriscono, diventando situazioni al cui ricordo ci "blocchiamo".
Incontri sfortunati con persone non affidabili e poco attente all'altro, nella vita, possono avvenire ed è un'esperienza quasi impossibile da evitare, ma credo che in questo caso valga la pena domandarsi che cosa, quella esperienza, abbia suscitato in te, tanto da bloccarti e renderti difficile aprirti a nuove esperienze.
Probabilmente questa è l'occasione per affrontare qualcosa di te a cui non hai dato spazio finora e, se questo disagio dovesse permanere, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo.
8. Il problema respiratorio è un fattore, per quanto mi riguarda, non indifferente nel fare l'amore. Lo sforzo fisico che un atto sessuale comunque richiede, diventa problematico quando si ha già un'insufficienza respiratoria anche in condizioni di riposo. Che consigli potete darmi?
Ti suggerisco, prima di tutto, di consultare un medico specialista a riguardo dell'insufficienza respiratoria, credo infatti che possa darti il parere e le informazioni che desideri.
Inoltre, un rapporto sessuale è un'esperienza emotivamente significativa che coinvolge tutta la persona, ti inviterei pertanto a considerare, accanto ai fattori fisici, anche gli aspetti emotivi che possono influire sulla tua respirazione.
9. Tengo lontani gli uomini per la paura di iniziare una relazione che poi mi porterebbe a dover affrontare la sfera sessuale. Ho paura che il mio corpo non possa dare piacere o, se ne dà, possa stancare presto. Cosa posso fare?
Il desiderio sessuale è uno dei desideri più profondi che coinvolge non solo il nostro corpo ma anche la nostra mente, l'immagine che abbiamo di noi, la nostra autostima. Può accadere che alcune difficoltà nella sfera sessuale siano da collegare alla convinzione che il proprio corpo non sia attraente per l'altro, che non possa essere fonte di piacere o dare piacere al partner. Può essere utile fermarti a pensare a come percepisci il tuo corpo, a come lo tratti, alle emozioni che ti suscita.
Vivi il tuo corpo come qualcosa di negativo, da non mostrare all'altro, soprattutto nella sua intimità oppure lo riconosci e lo accetti come parte di te?
Mi sembra opportuno evidenziare un altro aspetto della tua domanda.
Le difficoltà sessuali possono anche essere una sorta di parafulmine per "difendersi" da qualcos'altro che spaventa di più come, ad esempio, la relazione con un uomo. Entrare in relazione con l'altro vuol dire trovarsi, come persona, di fronte ad un'altra, lasciarsi coinvolgere e vivere emozioni profonde e contemporaneamente mantenere la propria individualità e ciò può spaventare.
Può essere utile contattare uno psicologo per approfondire la conoscenza di sè e delle proprie difficoltà e paure.
Risposte di Chiara Venturi, psicologa
10. E' normale sentire il bisogno di fare sesso, ma come trovare la persona giusta se molti al primo impatto scappano?
L'attività sessuale è un bisogno naturale e fondamentale dell'essere umano. Essa rappresenta per l'uomo un grande piacere biologico, che la natura ha creato così piacevole proprio affinché l'essere umano fosse costantemente spinto e motivato alla riproduzione. Anche negli animali, l'attività riproduttiva è legata al piacere, ma per quanto riguarda l'uomo, la vita sessuale E' enormemente arricchita dallo scambio relazionale di coppia, dal sentimento, dalla condivisione. Condividere la propria vita sessuale con la "persona giusta" è fonte di piacere e di grande soddisfazione per l'uomo e per la donna. E' anche vero però che trovare la "persona giusta" è una ricerca che può durare molto a lungo. Lungo il corso la propria crescita personale si fanno degli incontri, e allo stesso tempo si individuano i propri bisogni e si scopre che cosa si cerca nell'altra persona, e cosa si è disposti a dare e a ricevere. Si tratta di una ricerca che coinvolge l'intera sfera della persona, e che comporta quasi inevitabilmente delle piccole o grandi delusioni, ad esempio quando il partner non è disposto a dare ciò che si cerca. Come scrisse Pablo Neruda, "Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità".
11. Quando uno che mi piace si mostra interessato a me, prima cosa penso: "mi sta prendendo in giro", dopo penso: "E' strano! ha qualcosa che non va!" infine penso: "E' proprio così disperato?!". Nelle mie fantasie io non mi raffiguro mai come realmente sono, la protagonista delle mie storie non ha mai le mie forme e dimensioni reali...sono la sceneggiatrice, ma mai l'attrice...se provo ad inventare storie con me dentro, mi sembrano inverosimili, la maggior parte delle scene incompatibili con la realtà ...il semplice passeggiare mano nella mano non é fattibile...lui non guarda me con gli stessi occhi con cui guarda la mia controfigura...per lei prova attrazione, per me tenerezza. Secondo voi questo é indice di problemi o malesseri psicologici?
Fantasticare sulla propria vita sentimentale può essere da un lato gratificante, dall'altro frustrante se ci si immagina storie e situazioni che vengono raffigurate come irraggiungibili e irrealizzabili. Questo può essere indice non tanto di "problemi psicologici", ma di mancanza di fiducia in se stessi e di autostima, che possono essere contrastate e combattute con un potente antidoto: aprirsi all'altro, concedere un pò di fiducia per scoprire che le persone che incontriamo ci attribuiscono un valore e una bellezza, nel corpo e nello spirito, che talvolta noi stessi non riusciamo a leggere e ad individuare.
12. Mi è capitato in passato di masturbarmi, durante una fantasia erotica, ma era quasi involontario e soprattutto non riuscivo a controllarlo. Poi ho provato a farlo intenzionalmente, solo con semplice azione meccanica, stimolando cioè zone erogene, concentrandomi sulla sensazione fisica, ma cercando di non pensare a nulla, a nessuno, specialmente quel qualcuno a cui penso costantemente...se per caso passava lì tra i pensieri e mi bussava in testa, mi infastidiva, mi sentivo quasi come "scoperta", "colta sul fatto". E' sbagliato vivere la masturbazione come "pura azione meccanica"?
L'attività masturbatoria può rappresentare una tappa, per l'uomo e per la donna, nella conoscenza di se stessi e del proprio corpo, soprattutto durante l'adolescenza. In età più adulta, essa può rappresentare, in mancanza di un partner, un sostituto dell'attività sessuale vera e propria. In tal senso, credo di aver inteso, intendi la "pura azione meccanica". Non è possibile dare un giudizio di "giusto" o "sbagliato" a priori a riguardo, in quanto ognuno vive la propria intimità in modo molto personale, e in base a svariati fattori, tra i quali forse il più consistente è rappresentato dallo stile educativo che ci è stato trasmesso in ambito familiare. Vorrei però sottolineare che la sessualità nella vita acquista il suo senso e la sua completezza quando rappresenta una delle componenti di un rapporto profondo che si è costruito nel tempo e nella fiducia, in cui allora la condivisione della sessualità diventa anche una funzionalità e non solo una ricerca di piacere fine a se stessa.
13. Pratico sesso anale, solo all'inizio ho avuto un pò di problemi, tipo i primi due rapporti, adesso non mi dà alcun fastidio, mi chiedo, a lungo andare potrebbe portare problemi?
Il sesso anale di per sé non comporta particolari problemi o patologie specifiche, ricordiamo però che, a causa delle peculiarità della mucosa anale, che è più sottile, il pericolo di contagio per le malattie sessualmente trasmissibili è maggiore. Si raccomanda pertanto l’uso del preservativo (del tipo più resistente).
14. Sono una ragazza che non ha problemi con la "sfera sessuale". Ad ogni modo, mi rendo conto che mi imbarazza moltissimo ricevere del sesso orale. Più che farlo al mio lui, riceverlo... E ancora non riesco a superare questa cosa. Come mai?
La difficoltà o l’impossibilità di ricevere del sesso orale può dipendere da molti fattori: l’educazione ricevuta, il timore di essere soggetta a un giudizio, il timore che tale attività risulti sgradevole al partner, oppure può essere la conseguenza di una libera scelta della donna. Non è pertanto possibile generalizzare la risposta a tale domanda. Nel caso tali difficoltà dovessero persistere e risultare problematiche per la coppia, potrebbe essere utile analizzarle in profondità con l’aiuto di uno specialista.
15. Non provo desiderio, non l’ho mai veramente provato. Affetto, amore sì, ma eccitazione, voglia fisica, no, quella no. Anzi, m’irrigidisco appena lui mi tocca, perché immagino cosa verrà dopo e che mi terrorizza: ossia il rapporto completo. Insomma il sesso per me è lettera morta. Anzi, a ben vedere, mi sembra che il corpo sia morto. Ho fatto gli esami ormonali e risultano normali. Questo mi terrorizza mi fa stare male. Che cosa mi succede?
Anche nel caso del “terrore†dell’attività sessuale non è possibile dare una risposta univoca e universalmente valida. Esso può dipendere da molte cause e fattori, come ad esempio l’educazione ricevuta, oppure esso può essere causato da un comune e normale imbarazzo iniziale nel praticare la vita sessuale. Ma può essere originato anche da una problematica profonda e molto intima che può impedire alla persona di vivere la propria sessualità liberamente e in condivisione con il partner. Mi sembra che in questo caso, questo “blocco†verso la propria sessualità rappresenti un problema invalidante, che potrebbe trarre beneficio da uno scambio sincero e profondo con uno specialista.
16. Sono una ragazza con O.I. Ho conosciuto un tipo che a modo suo mi corteggiava solo perchè voleva sapere come fossi fatta, ciò suscito in me solo schifo. Adesso non mi fido degli uomini e mi chiedo quando qualcuno si avvicina, che vuole questo idiota? Esiste un modo per tornare a fidarmi degli uomini?
Non esiste una formula magica o “un modo per fidarsi degli uominiâ€â€¦ Durante il nostro percorso di vita impariamo a conoscerci anche grazie alle relazioni con gli altri. Tali relazioni a volte possono renderci molto felici, oppure deluderci immensamente. Si tratta di esperienze molto comuni e pressoché inevitabili. Mi sembra un peccato fare “di tutta l’erba un fascio†e negare a priori la fiducia a tutto il genere maschile! È vero, può capitare di incontrare persone irrispettose, maleducate e poco sensibili, ma se ne possono incontrare almeno altrettante dotate di sensibilità e di capacità di ascolto e di comprensione! Il mio consiglio è quello di provare, gradualmente e compatibilmente con la “scottatura†presa, a dare fiducia all’altro e permettergli pian piano di aprire un varco nel muro che abbiamo eretto tra noi e il mondo… per poi lasciarsi appassionare, coinvolgere e arricchire dalla bellezza dell’entrare in relazione. Per citare nuovamente Pablo Neruda… “…muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle ‘i’ piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.â€
17. Sono una ragazza con O.I. e vivo un amore davvero intenso e pieno di passione ma purtroppo clandestino perché lui teme di dire agli altri che sta con me. Una sera stavamo per fare l’amore ma lui ad un certo punto si è bloccato, e io in quel momento mi sono sentita rifiuta. Lui mi fissava e continuava a dirmi che non sapeva nemmeno lui perchè si era bloccato ma che non era di sicuro per colpa mia. Dopo qualche settimana ci siamo ritrovati allo stesso punto, lui si è bloccato ancora, dicendomi che non vuole fare l’amore con me così tanto per fare, ma che deve essere tutto perfetto e romantico, che mi trova così bella,unica e preziosa che ha paura di sciupare tutto. Io da quel momento mi faccio sentire molto poco e quando lui mi ha chiesto il perchè di questo silenzio io gli ho detto che mi sono sentita rifiutata per la seconda volta e che sono ancora più insicura dei suoi sentimenti. Lui però continua a dirmi che mi ama e che non vuole perdermi, mi dice che si è pentito ma non gli credo e sto molto male perché credo che il suo bloccarsi dipenda dalla mia disabilità .
Quando ci si sente rifiutati, la reazione più comune e umana è proprio quella della delusione, e il conseguente dubbio sulla sincerità dei sentimenti dell’altra persona. È anche vero però che nessuno costringe il tuo “lui†a stare con te… Forse si sente in imbarazzo e non sa come prendere il tuo star male… Mi sembra che la situazione valga la pena di essere discussa con sincerità e a cuore aperto da parte di entrambi, per valutare in modo sereno e maturo se la vostra coppia merita una possibilità !
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